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Ruvido come l’olio

Anche il più insospettabile dei weekend può diventare fonte di esperienze culinarie.
E partiamo così, con genitori al seguito, venerdì scorso per il viterbese. La scusa: il compleanno della mia mamma; la realtà: 24h di cibo continuato.
Grazie al prezioso amico Twitter avevo letto di Caffeina, questo festival a Viterbo a metà tra il culturale e il gastronomico, grazie all’organizzazione di Slow-food. Nemmeno a dirlo siamo finiti a seguire solo la metà gastronomica, preferendo la beata ignoranza.
Viterbo sabato sera ci si è presentata colma di persone che a malapena si riusciva a camminare, bellissimo. Abbiamo passeggiato per strade e angoli dal sapore medievale in un’atmosfera carica di glamour.
Anche se la passeggiata era alla ricerca del ristorante vale comunque come esplorazione culturale? SI/NO barra la casella.
Top della serata la degustazione di olio – durata quasi un’ora – organizzata da slow food. Una “verticale” di olii della sabina e del viterbese, partendo dal più fresco ed erboso per terminare al più amaro e fruttato (per frutto intendo l’oliva). Il produttore locale ci ha spiegato come con i nuovi – ancora rari- mulini si riesca a macinare il frutto senza utlizzo dell’acqua – corca 80 quintali l’ora!!! – con enorme risparmio per l’ambiente e mantenendo intatte e non diluite le proprietà dell’olio stesso.
Consiglio decisamente di provare questa degustazione, guidata solo da esperti, anche solo per la sensazione dell’olio che avvolge la bocca e per scoprire quanto piccante possano essere le differenti tipologie di prodotto.
E pensare che non mi sono macchiata nemmeno con una goccia :)
Abbiamo incontrato anche ben 3 coppie di sposi, sempre benaugurante no?
Il festival continua fino al 7 luglio. Una bella esperienza. Una bella organizzazione. Un bel territorio.

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Al mercato – senza tacco 12

Ieri mattina – ok, va bene era mezzogiorno – siamo andati finalmente al pluricitato (da conoscenti e amici) mercato biologico del Circo Massimo.

Il tempo, come ormai da qualche settimana, era pessimo: freddo con minacce di pioggia, sprazzi di sole della durata di un secondo che lasciavano spazio a folate di vento che nemmeno a Trieste.

La mia tenuta era la seguente: sneakers – modello converse e con le stelline però – jeans, maglia, spolverino nero + tocco finale dell’unico capo invernale ancora presente nel mio armadio il 25 di maggio, un poncho di lana! In pratica un mix tra un gaucho e una casalinga disperata; ma tanto, per andare al mercato cosa ti vuoi mettere?

L’ho scoperto una volta arrivata il “cosa ti vuoi mettere”: tacchi a spillo, sandalo oppure ankle boots, dipende se sei freddolosa o meno, una messa in piega perfetta, trucco da 31 dicembre, e se disponibile un bel pincher sotto braccio o nella borsa, rigorosamente di paglia ecocompatibile (la borsa, non il cane).

L’accompagnatore maschio finto trasandato con sigaro penzoloni, giornale sotto il braccio e panama completa degnamente il quadro.

In questo paradiso eco-radical-chic la tenuta standard al femminile era questa, su una passerella di 300mq circa, permettendomi di “risplendere” di luce propria.  

I cibi disposti perfettamente e la qualità, in compenso, mi hanno ricordato un mini Borough Market londinese, se escludiamo la mancanza di varietà disponibili.

Il bottino è stato interessante con pezzi forti di yogurt di capra multicereali e fragola, carne chianina, caprino sotto cenere di carbone del frusinate.

Il mood e la qualità nel complesso ci hanno lasciati soddisfatti. Attenzione però, la qualità ahimè si paga, e anche cara.

Non diventerà una tappa fissa per nostra alimentazione, anche perché ho in mente altre fantastiche nuove avventure per mangiare sano, ma sarà ancora una piacevole passeggiata, stavolta con stiletto cm 12.